Caserta, S. Arpino
Lunedì 17 Novembre 2008Parcheggio del Casale di Teverolaccio e questione Zona “Castellone” : il sindaco Di Santo e l’assessore Iorio incontrano il soprintendente Pagano (more…)
Parcheggio del Casale di Teverolaccio e questione Zona “Castellone” : il sindaco Di Santo e l’assessore Iorio incontrano il soprintendente Pagano (more…)
(commento di ieri riproposto perchè impaginato tardi) Evviva evviva, che gioia vedere gli arresti in tv dei killer della strage di Castel Volturno e che tristezza sentire la moglie di Sandokan esclamare senza enfasi, forse frastornata, mentre tentava di coprirsi il viso: “Non avete salvato l’Italia”. Si sbaglia singora Nappa perchè l’Italia si salva anche con questi arresti.Sappia che per noi, gente semplice del sud, per noi che fatichiamo molto a trovare un lavoro onesto,per noi che magari facciamo i salti mortali per
risparmiare nella spesa, per noi che facciamo sacrifici nel mandare i nostri figli a scuola, per noi che ancora (scusi l’ironia) ci commuoviamo alla morte di un nero trucidato, per noi che lottiamo contro il racket, l’usura, la droga, le connivenze tra politici e mafiosi, le gare d’apparto truccate, le mazzette e tanto altro, per noi questa è una grande giornata. E’ ‘na bbona jurnata. Mi sembra di sentire l’eco della canzone cantata ieri da James Senese proprio in un concerto per la legalità a S. Maria C.V., oppure le parole di Francesco De Gregori della canzone “La storia siamo noi”, parole che ancora ci riempiono il cuore di commozione. “La storia siamo noi e nessuno si senta escluso”. (more…)
CAPITOLO XV (bozze non corrette)
Il richiamo della proTESTA. I luoghi comuni e le riserve degli indiani.
La cooperativa sociale è vicino alla birreria Speroni Secondigliano. Chiedo a qualche passante che cammina sul corso principale. Mi fanno girare di qua poi di là, mi perdo, faccio un paio di giri a vuoto e infine vedo un grande stabilimento con su scritto Speroni. Prima immagino Cary Cooper su un cavallo, non so perché. Subito dopo immagino la cooperativa come una sorta di grande pub con una immensa cannuccia dalla quale tutti possono tracannare birra. Mi viene in mente un’altra immagine: in ogni casa i rubinetti di acqua calda, acqua fredda e birra Speroni; la madre che sgrida il pargoletto perché si è lavato le orecchie con la birra aprendo sbadatamente il rubinetto sbagliato.
Insomma cretinate di questo genere perché una giornalista è spesso una che scambiano per utente da Dipartimento di Salute Mentale.
E’ stravagante, sovente parla con i passanti come se li conoscesse da sempre, magari ha i capelli rosso carota, le lentiggini e un maglione arancione smesso, come me. (more…)
dio minore
Innocenti giocano nella discarica figli rom sporchi perché senz’acqua.
Figli del vento e di un dio minore innocenti cantano in romanès. (more…)
Galere ed. Guida: Ninnanà sov (napoletano-romanes)
Traduzione in italiano:dormi
Adduormete bèbe, figliulillo mio
Ca sta chiuvenne ‘ncopp’ ‘a baracca
Ma dimane jesce ‘o sole cucente e
può pazzià vicina a munnezza.
Adduormete cikalo della mamma
Mangavtu assaje bes, quieto
Pure se dimane nun vaje a’ scola.
E ‘a maestra se mett’alluccà.
Adduormete che tien’ artechete?
Siente ‘i muort’ stann’ a camminà
Ncopp’e lammere e fanno tric trac
Ghietteno ‘e prete e nasconnan’ ‘a manella.
Adduormete all’anemechitebivo
Ca dimane papà jesce do’ pandipè
Mammeta nun va a fa mangel
E te fa ‘o bagno dint’ ‘a caccavella
Ninna nanna bebe ca mo vene ‘a vestiza
Brutta vecchia puranì e ti mangia, balea
Duorme ninnillo mia ca simme addiventat’
ricch’assaje but garbejà, tutti i zicchine d’oro
Dint’a ‘na cullana d’argiente e di diamante,
sorde borsellini chiatte comm’ ‘na fisarmonica
ambuttunata ‘na mulignana ‘ndurata e fritta
na frittata ‘e maccarune ca se te ne cade uno…
Da’ vocca vo dicere ca sta venenn’ caccorune
Ca tene famme assaje, ‘nu parente, ‘n’amico,
e tu ti lieve ‘o pane ‘da vocca e cioddaje a iss’
mullechella mia adduormete, c’aggio
camminato pe’ i paise tutt’ ‘a jurnata.
per il mangel, sono stanca:
sovàu man drin per chiedere, sono stanca: mi addormento
cumidimos, dilea, bengalò, ti devo mudar!
(ti bacio scemo, diavolo, ti devo ammazzar!)
Circeo
Una signora insonne sente dei lamenti:
escono dal baule di un’auto.
Avverte le forze dell’ordine.
Aprono il cofano e le vedono.
Due occhi terrorizzati luccicano in una maschera di sangue.
Era quasi una ragazzina, da cullare e teneramente accarezzare.
Prima di diventare donna ed essere massacrata, Donatella.
Rosaria è solo un corpo con cui è rimasta
avvolta per finger d’esser morta.
A ridurre così le ragazze del popolo
sono stati due bravi ragazzi dei Parioli.
Il giorno prima alle sedici erano giunti
in gruppo nella villa al Circeo.
A trascorrer ore liete e spensierate
fino a quando Angelo e Giacomo
non hanno fatto la richiesta:
“Vogliamo fare l’amore con voi”.
Al rifiuto (atteso o inaspettato che fosse)
le hanno rinchiuse in bagno.
Tutta la notte e al mattino,
Rosaria gettata in un’altra stanza urlava.
Poi più niente: morta. Donatella stordita
col calcio della pistola, subiva tre iniezioni
e numerose sprangate in testa, poi dei piedi
le camminavano sul petto. Infine l’idea
geniale della bambina diventata donna
suo malgrado: ora fingo d’esser morta, bastardi.
I grandi uomini le lanciano nel baule
commentando sarcasticamente:
”Guarda come dormono bene queste due morte”.
Quadro macabro. I bravi ragazzi,
di buona famiglia, ricca, possidente, benestante
non s’aspettavan niente, mica d’esser arrestati, processati,
condannati con due ergastoli confermati da Corte d’Appello,
Cassazione, evasione e via dicendo.
Due morte, due impuniti:
questo il programma del Circeo,
mutato all’ultimo momento.
Certo Andrea, complice latitante,
scriveva riferendosi a Donatella:
”L’ammazzerò quella bastarda”:
Non gli hanno insegnato che le donne
non si picchiano, neanche con un fiore,
se non vogliono fare all’amore.
Sottovalutano le scalmanate che urlano:
“Tremate, tremate, le streghe son tornate”.
Credono che la giustizia sia un optional
di un’auto spider, o coupè.
Mentre Donatella ricorderà la targa
Roma H16917 tutta una vita.
Violenza non solo sessuale,
ma politica, commentarono.
La violenza è sempre politica.
Intanto lo stupro era delitto contro la morale
e non contro la persona.
Una violenza politica oltre che sessuale?
Contro la persona di certo.
Contro la morale, l’umanità, l’universo,
la stirpe, la storia, la flora, la fauna,
insomma contro, almeno questo.
Trainspotting
Ti ho conosciuto in un film mentre ti iniettavi merda
e correvi correvi dove non so, non certo tra le mie braccia
di spettatore devastato dai cucchiai colmi di violenza.
Ti ho conosciuto due anni prima, la stessa testa di cazzo
inorridito spettatore che non sa niente di niente, nulla.
Tu spaccone gridavi dalla pellicola l’orrore rivoltandoti
in un letto mentre un neonato morto livido camminava
sul soffitto tutto viola ed il parato disegnato dai trenini.
Ti ho conosciuto ma ti avevo dimenticato, Mark.
Anche se dalla poltroncina del cinema sobbalzavo
mi coprivo gli occhi sovente e fermavo le gambe
per non scappare. Ti ho riconosciuto dopo due anni.
Stavolta ho tenuto gli occhi bene aperti con gli
stuzzicadenti, come nell’Arancia Meccanica.
Figlio mio ero lì con te mentre ti abbracciavo
nella puzza di merda del cesso dove sei caduto.
La notte prima avevo sognato una grande vasca coi pesci
dalla quale non riuscivo ad uscire, a galla trovavo
una rete come una zanzariera che mi ributtava
giù ed io senza fiato stavo per annegare, la bocca Amara.
La notte prima avevo sognato gabbie dalle quali
liberavo volatili sfiniti assetati e moribondi.
Merda la stessa del film di oggi che non ricordavo.
Correvi correvi, dove non so in Trainspotting
dove non so nella vita e Diane ti scriveva lettere
Quante volte i film anticipano la realtà?
Figliolo correvi correvi scippavi rompevi parabrezza
non so dove eri diretto ma non riuscivo a fermarti
forse volevi finire in un film, ma quella pellicola
era già stata girata. La tua vita era solo un duplicato.
Come tante.
La mia auto era gialla, come quella di tutti i taxi della mia città, una berlina normale, solo che dentro l’avevo equipaggiata come un salotto di lusso, come in quei film americani dove il cliente chiede un drink, un cioccolatino, un’aspirina, il quotidiano, oppure di lavarsi i denti. Quel giorno ricordo che non avevo passeggeri. Mi ero fatta la solita doccia per il sudore copioso e quindi la mia chioma fluente era diventata leggera e piena di energia elettrostatica. Continuava ad aleggiare in un turbinio rosso accecante. Mi dava fastidio, perché faceva caldo senza condizionatore, ma io a causa di un mal di gola terrificante avevo spento l’aria condizionata che mi bucava il viso. Fu così che decisi di aprire il finestrino: per preservare la mia salute già cagionevole per il troppo fumo. All’improvviso i capelli mi volarono come un gruppo di vespe in viso, allora prontamente mi piegai in avanti per prendere le forcine che avevo sempre a portata di mano sul cruscotto e nello stesso istante squillò il cellulare…
Vorrei stare alle tue spalle, sulla stessa sedia di paglia, come la tua coda, abbracciarti, con le labbra appoggiate sulla tua scapola, affacciata spiarti mentre mangi: come fossi il tuo angelo custode. Sentirti nelle tue invettive casalinghe, da burbero. Vorrei vedere il tuo sorriso sbocciare sull’increspatura del tuo mare agitato, fatto di rabbia repentina.
Mi hanno detto: “Vai insieme a zia Maria a vestirlo”. Ci hanno dato il pigiama rosa e abbiamo seguito l’individuo con la barella. Io non avevo mai visto un morto. Non sapevo come si facesse a vestire un morto, ma non avrei mai voluto che ci andasse il figlio. (more…)
Omar aveva moglie e tre figli. Dal Marocco venne in Italia negli anni 70. Ricordava ancora quando le Brigate Rosse rapirono Moro. Lui a quei tempi era a Roma e conosceva a memoria gli episodi di cronaca di quel periodo, certamente meglio della storia della sua terra. Da giovanissimo sbarcò sulle coste italiane insieme al fratello più grande. Dormiva in principio nei treni fermi sui binari nei pressi della stazione Termini e si “arrangiava” con qualche lavoretto. Poi incontrò Jamila alla quale avevano rubato i documenti con i pochi soldi che aveva per tornare al suo paese. Scambiò qualche parola in arabo e quasi la violentò nel suo treno-camera da letto- da pranzo-bagno-cucina-stanza per gli ospiti. Ma lei fu contenta perché nessuno, sino a quel momento, si era mai occupato di lei. (more…)